L’avversario punta e tu hai una mano che potrebbe migliorare. Chiamare o lasciare? La risposta sta in un confronto tra due numeri: quanto spesso vinci e quanto ti costa provarci. Il secondo numero si chiama pot odds.
L’idea: quanto paghi, quanto puoi vincere
Le pot odds (in italiano “quota del piatto”) mettono a confronto quello che devi pagare con quello che potresti incassare. Se paghi poco per vincere tanto, ti basta vincere ogni tanto. Se paghi tanto per vincere poco, devi vincere spesso.
Il conto si fa in percentuale, con una sola formula:
La formula
Percentuale necessaria = chiamata ÷ (piatto + chiamata)
“Piatto” è tutto quello che c’è al centro compresa la puntata dell’avversario. Aggiungendo la tua chiamata ottieni il piatto finale, cioè quello che vinci se vinci.
Il risultato è la parte di volte in cui devi vincere per andare in pari. Se vinci più spesso di così, chiamare conviene.
Esempio
Nel piatto ci sono 100. L’avversario punta 50: adesso al centro ci sono 150.
Per chiamare paghi 50. Il piatto finale sarà 150 + 50 = 200.
50 ÷ 200 = 0,25 = 25%. Devi vincere almeno 1 volta su 4.
Perché 1 volta su 4 basta per andare in pari? Prova a ripetere la situazione 4 volte. Paghi 50 ogni volta: 200 in tutto. Vinci una volta su quattro e incassi il piatto finale, 200. Pari.
Dalla quota alla percentuale
Al tavolo e nei libri le pot odds si dicono spesso come una quota: “il piatto mi dà 3 a 1”. Vuol dire che il piatto (150) è tre volte la chiamata (50). Per passare alla percentuale:
Quota → percentuale
Quota “A a 1” → percentuale necessaria = 1 ÷ (A + 1).
3 a 1 → 1 ÷ 4 = 25%.
2 a 1 → 1 ÷ 3 = circa 33,3%.
4 a 1 → 1 ÷ 5 = 20%.
In questa guida usiamo sempre le percentuali: si confrontano direttamente con quelle della tabella degli outs e con l’equity.
La tabella per ogni misura di puntata
Le puntate si misurano rispetto al piatto: “mezzo piatto”, “due terzi”, “piatto”. Conviene sapere a memoria quanto devi vincere contro ognuna. Facciamo il conto con un piatto di 100 prima della puntata.
| Puntata dell’avversario | Paghi | Piatto finale | Quota | Devi vincere almeno | Outs che bastano al river |
|---|---|---|---|---|---|
| 1/4 del piatto | 25 | 150 | 5 a 1 | circa 16,7% | 8 (17,4%) |
| 1/3 del piatto | 33,3 | 166,7 | 4 a 1 | 20% | 10 (21,7%) |
| 1/2 piatto | 50 | 200 | 3 a 1 | 25% | 12 (26,1%) |
| 2/3 del piatto | 66,7 | 233,3 | 2,5 a 1 | circa 28,6% | 14 (30,4%) |
| Piatto intero | 100 | 300 | 2 a 1 | circa 33,3% | 16 (34,8%) |
| 2 volte il piatto | 200 | 500 | 1,5 a 1 | 40% | 19 (41,3%) |
L’ultima colonna dice quanti outs ti servono, con una sola carta da girare, per chiamare senza perdere. La regola è chiara: più grossa è la puntata, più spesso devi vincere. Ma la percentuale cresce più piano della puntata: una puntata doppia del piatto chiede il 40%, non il 100%.
Il confronto con le tue probabilità
Ora mettiamo insieme i due numeri:
- Se la tua probabilità di vincere è più alta della percentuale necessaria: chiamare conviene.
- Se è più bassa: chiamare fa perdere fiches, in media. Meglio lasciare.
Esempio 1: progetto di colore al turn, puntata di mezzo piatto.
Hai 9 outs per il colore e manca solo il river: 9 ÷ 46 = circa 19,6%. Piatto 100, l’avversario punta 50: ti serve il 25%. 19,6% è meno di 25%: lasci. Se vincessi ogni volta che arriva una cuori, in media perderesti circa 11 fiches a chiamata (il conto è nel capitolo sul valore atteso).
Esempio 2: stesso progetto, puntata piccola. Se l’avversario punta solo 25 (un quarto di piatto) ti serve circa il 16,7%. Il tuo 19,6% basta: chiami. Stessa mano, decisione opposta: la differenza la fa il prezzo.
Esempio 3: tutto dentro al flop.
Piatto 100, l’avversario punta tutto: 100, quanto il piatto. Ti serve circa il 33,3%. Con colore e scala hai 15 outs e vedrai sia turn sia river: circa 54,1%. Chiami senza dubbi. Anche con il solo progetto di colore (9 outs, circa 35,0% con due carte) la chiamata andrebbe bene, di poco.
Le due percentuali vanno misurate sulle stesse carte. Se l’avversario punta al flop ma potrà puntare di nuovo al turn, non puoi usare la percentuale “turn + river”: conta solo la carta che vedi per il prezzo che paghi, cioè quella del turn.
Le implied odds: le fiches che arriveranno dopo
Le pot odds guardano solo il piatto di adesso. Ma se chiudi il punto, spesso l’avversario ti paga ancora qualcosa nelle puntate successive. Queste vincite future si chiamano implied odds (“quote implicite”).
Quanto serve vincere dopo? Riprendi l’esempio 1
Paghi 50 per un piatto finale di 200. Con 9 outs su 46 vinci 9 volte e perdi 37 volte su 46.
Per andare in pari ogni vittoria deve rendere 37 ÷ 9 volte la chiamata: 50 × 37 ÷ 9 = circa 205,6 fiches di guadagno.
Il piatto ti dà già 150 di guadagno (200 meno i tuoi 50). Ne mancano circa 205,6 − 150 = circa 56.
Se pensi che, quando arriva il colore, l’avversario ti pagherà almeno circa 56 fiches in più al river, la chiamata va in pari o meglio.
Le implied odds sono una stima, non un numero sicuro: l’avversario potrebbe non pagare, soprattutto se la carta che ti serve è evidente (la quarta cuori sul tavolo spaventa tutti). Usale con prudenza. E valgono al contrario: se chiudi il punto ma l’avversario ha comunque una mano migliore, quelle fiches le perdi tu.
Prova tu
Nel piatto ci sono 60. L’avversario punta 30. Quanto devi vincere per chiamare?
Vedi la soluzione
30 ÷ (60 + 30 + 30) = 30 ÷ 120 = 25%. È una puntata di mezzo piatto.
Al turn hai una scala aperta (8 outs). Piatto 200, l’avversario punta 200. Chiami?
Vedi la soluzione
Ti serve 200 ÷ 600 = circa 33,3%. Con 8 outs al river hai 8 ÷ 46 = circa 17,4%. Lasci, a meno di implied odds enormi.
Il piatto ti offre 4 a 1. Che percentuale ti serve, e bastano 9 outs al river?
Vedi la soluzione
1 ÷ (4 + 1) = 20%. 9 outs danno circa 19,6%: quasi, ma non basta. Serve un piccolo aiuto dalle implied odds.
Il Calcolatore probabilità fa questo confronto per te: metti le carte e la puntata, e ti dice se conveniva chiamare.